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I Vespri Siciliani, 1282

I Vespri Siciliani, 1282

Vespri Siciliani

Dopo il regno di Federico II in  Sicilia ci fu un periodo di grande decadenza. Ci furono disordini e   discordie civili, e molte famiglie nobili cercarono di combattersi tra loro  per salire al trono.

I figli di Federico II, Manfredi e Corrado, furono gli ultimi eredi del trono normanno , i quali  cercarono di lottare invano per governare in Sicilia per diritto . Il  trono passò per diritto di conquista a Carlo d’Angiò, che riuscì a diventare il sovrano più importante d’Europa. Come ogni invasore della Sicilia trovò alcuni elementi  locali che lo appoggiarono. Sempre la solita storia: pieni di risentimento  verso il governo, alcuni siciliani erano sempre pronti a invocare l’aiuto straniero contro i loro governanti, finché un nuovo padrone  non tentava di rifarsi delle spese sostenute per l’invasione dando inizio così a un nuovo ciclo di vendette e di ribellioni.

Passarono un paio di anni perché il dominio angioino con Carlo trovasse largo spazio dalla Calabria alla Sicilia. Le gravi forme di tassazione e lo spostamento della capitale regia da Palermo a Napoli causò un grande malcontento generale nell’isola: era difficile governare la Sicilia per vari motivi soprattutto da un punto amministrativo. Da punto di vista geografico vista dal Nord la Sicilia era vista da Carlo come  una grossa barriera psicologica e geografica: visitò l’isola solo una volta e nessun parlamento generale vi si riunì mai durante il suo regno.

Il lunedì di Pasqua alla fine di Marzo del 1282 molta gente si era riunita fuori dalle mura di Palermo per la ricorrenza estiva. I soldati francesi stavano perquisendo la popolazione in cerca di armi. A quanto pare si sospettò che un soldato si fosse preso delle libertà con una donna, cosa che in questa società costituiva un’offesa maggiore della persecuzione politica. In un momento d’ira incontrollata egli fu ucciso; e questo diede il via a quella che può essere stata in qualche modo una rivolta politica, ma che ha una somiglianza molto più stretta con una di quelle esplosioni improvvise di vendetta popolare e di rivoluzione sociale divenute poi abituali nella successiva storia siciliana. Entrano in gioco i sentimenti della più violenta xenofobia, anche se privi di uno scopo costruttivo. Ogni straniero tradito dall’accento  venne trucidato e si dice che molte migliaia di francesi fossero stati uccisi in poche ore. I monasteri furono invasi e i monaci uccisi, vecchi e bambini massacrati, e anche donne siciliane sospette di essere state ingravidate da soldati francesi furono sbudellate. Era un rivolta popolare e fu barbara.

Si dice che i soldati  francesi cercassero di fuggire dall’ aggressione dei siciliani in rivolta togliendosi i vestiti da comabttimento  e per riconoscerli i palermitani escogitarono un modo: facevano loro pronunciare la parola italiana ceci in dialetto siciliano  cìciri  che i francesi non riuscivano a pronunziare in questo modo perché manca loro la pronuncia palatale della  << c>> distorcendola in kìkiri o sìsiri

La ribellione fini il 31 Agosto 1302 con la Pace di Caltabellotta (patto tra gli aragonesi e i francesi per la cessione della Sicilia al regno d’Aragona, che prevedeva la  distinzione politica fra il Regno di Sicilia, in mano agli angioini e limitato alla parte continentale del Mezzogiorno d’Italia, ed il Regno di Trinacria, costituito dalla Sicilia e dalle isole adiacenti, con Federico III d’Aragona come re indipendente e assoluto) e si formarono come delle federazioni di città libere tra quelle che più lottarono contro i francesi, tra cui Palermo e Messina. Fu una grande presa di coscienza da parte del popolo siciliano contro il domino francese, che anticipò di qualche secolo le grandi rivoluzioni del mondo come quella americana e quella francese, che anche Dante cita come grande momento storico, ma come al solito i siciliani non riuscirono a camminare con le loro gambe per ottenere  una propria autonomia .

In seguito la Sicilia si rivolse all’aiuto del regno d’Aragona per eliminare il regnante francese: e Pietro d’Aragona poteva reclamare il diritto di regnare in Sicilia perché nel 1262 aveva sposato Costanza, figlia di Manfredi ultima erede degli Hohenstaufen. I siciliani si sottomisero senza difficoltà ai sovrani spagnoli perché la  capacità d’iniziare una guerra d’indipendenza non corrispondeva ad una uguale capacità di concertare una politica comune. Ciò prova che la ribellione del 1282 non può essere stata diretta contro la dominazione straniera come tale. Forse alcuni siciliani sperarono che un re lontano, in Aragona, avrebbe lasciato loro più libertà che non i governi importuni e in molti sensi anti feudali, di Federico e Carlo.

 


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