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Guglielmo II e la fine del regno Normanno in Sicilia

La fine del regno Normanno in Sicilia

Monreale Chiostro

La fine del regno Normanno

Alla morte del re Ruggero II seguì il regno del figlio Guglielmo detto il “Malo” (1154-1166). Si dice che fosse completamente diverso dal padre: privo di autorità e incapace di prendere una decisione. Salì al trono in un momento difficile della Sicilia, c’erano molte opposizioni feudali e tensioni razziali.

Il suo primo ministro di corte fu Maione di Bari e a nulla valse la ribellione comunque del ribelle feudale  Matteo Bonelli per eliminare il re.

A Guglielmo il Malo succedette  Guglielmo il Buono, che fino a quando non raggiunse la maggior età fu guidato dalla madre Margherita di Navarra, la quale però dovette richiedere l’aiuto do parenti per amministrare il regno. Così Pietro di Blois, arcivescovo di Bath, fu tutore di Guglielmo e Stefano Le Perche primo ministro di corte. Entrambi però resistettero poco in Sicilia durante quel periodo e andarono via. Ne approfittò l’inglese Gualtiero Offamilio che si impadronì del potere e si servì della plebaglia di Palermo per farsi eleggere arcivescovo dei canonici.

Guglielmo II aveva fama di essere giusto, per nulla avaro e il periodo in cui regnò era piuttosto tranquillo in Sicilia, senza lotte estreme contro i baroni e visse come un sovrano orientale. Si dice proteggeva poeti arabi e che le sue concubine erano musulmane e che aveva una guardia del corpo di schiavi negri. Anche se il numero degli arabi diminuì durante il suo regno, essi controllavano ancora le finanze. In un tempo in cui  la cristianità stava diventando sempre più intollerante, a Palermo c’erano sempre più moschee e le donne cristiane dell’isola si dice avessero adottato le abitudini di reclusione e i costumi delle donne arabe. E per Guglielmo vigeva comunque il principio della tolleranza religiosa. Intanto la cristianizzazione dell’isola stava avanzando e i cluniacensi e i cistercensi stavano accumulando a questo scopo grossi fondi. La Sicilia non prosperava da un punto di vista economico durante quel tempo, e intanto le repubbliche marinare avanzavano di potere e a questo c’era da aggiungere per la Sicilia la perdita della Tunisia e Tripoli.

Secondo una leggendaGuglielmo il Buono, succeduto al padre sul trono di Sicilia, si sarebbe addormentato sotto un carrubo, colto da stanchezza, mentre era a caccia nei boschi di Monreale. In sogno gli apparve la Madonna, a cui era molto devoto, che gli rivelò il segreto di una “truvatura” con queste parole: “Nel luogo dove stai dormendo è nascosto il più grande tesoro del mondo: dissotterralo e costruiscici un tempio in mio onore”. Dette queste parole, la Vergine scomparve e Guglielmo, fiducioso della rivelazione in sogno, ordinò che si sradicasse il carrubo e gli si scavasse intorno. Con grande stupore venne scoperto un tesoro in monete d’oro che furono subito destinate alla costruzione del Duomo di Monreale, cui furono chiamati per la realizzazione maestri mosaicisti greco bizantini (“i mastri di l’oru”) dell’interno.

Guglielmo II morì all’età di 36 e il regno era nelle mani della figlia postuma di Ruggero II, Costanza che venne date in sposa al re di Germania Enrico Hohenstaufen. C’erano dei motivi in realtà per cui si era cercato questo legame: Guglielmo aveva avuto bisogno dell’aiuto tedesco perché aveva intrapreso guerre ambiziose (che però come quella in Grecia non diedero grandi risultati), che costarono vite umane e soldi e non arrecarono fortuna alla Sicilia nel suo intento di diventare re d’Oriente. Così per avere un appoggio diplomatico egli aveva combinato questo matrimonio che ebbe come risultato quello di consegnare il regno nelle mani di un re tedesco che voleva solo sfruttare la Sicilia per le sue ricchezze e per appoggiarlo nella sua eterna lotta contro il papato. Il fatto che si parlasse di successione in linea femminile da parte di Costanza fu sempre cosa contestata da tutti. Intanto una parte di baroni, molti dei quali si erano mostrati fedeli a Costanza, si erano raccolti attorno al nipote illegittimo di Guglielmo, Tancredi , la cui successione fu in parte un atto di forza, il quale continuò a lottare per raggiungere il potere appoggiato dai nobili. C’era da parte degli isolani del tempo la volontà di non volere essere dominati da un re tedesco, e sebbene Tancredi fosse ben appoggiato anche dalla Chiesa ebbe molti problemi nel suo rivaleggiare con il re tedesco.

Riccardo Cuor di Leone nel 1190 giunse in Sicilia per una crociata e rimase sei mesi perché contestava dei soldi che dovevano essergli resi da Guglielmo e tra le altre cose mise ad assedio Messina e Tancredi temporeggio con il re Inglese perché sperava di potere ottenere appoggio nella sua lotta contro il re tedesco.

Enrico VI si alleò con Pisa e Genova per coronare il suo progetto di farsi re della Sicilia, scese a Roma per farsi proclamare imperatore e poi partì per la Sicilia e prendere l’eredità di Costanza. Intanto Tancredi morì e il figlio Guglielmo III non ebbe fortuna, che venne ucciso in modo misterioso.


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