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I Normanni in Sicilia

La Conquista Normanna

I Normanni

Nel XI secolo esistevano un gruppo di avventurieri Normanni che dalla Normandia francese si guadagnavano da vivere con profitto come soldati di mestiere nell’Italia del sud. Alcuni di loro erano semplici mercenari, altri erano capo briganti e infliggevano terribili devastazioni . Erano dei combattenti salariati per cui lottavano per chi pagava meglio e spesso cambiavano volontà, o potevano combattere pure per entrambe le parti contemporaneamente.

 

 

Inizia Bisanzio: ne assume alcuni per la spedizione di Maniace in Sicilia. A volte lottavano per il Papa per lottare contro i cristiani greci dell’Italia meridionale altre volte devastavano gli stati pontifici.

 

Tra questi guerrieri del Nord c’erano un dodici figli di un certo Tancredi d’Altavilla , tra cui Roberto il Guiscardo e Ruggero che si impossessarono della Puglia e della Calabria. A volte lottarono tra di loro per poi trovarsi alleati, e crearono enormi ricchezze dalle loro conquiste e ben presto si credo una dinastia regnante in Sicilia.

 

Papà Nicola II autorizzo questi bellicosi normanni, poco cristiani,  a governare l’Italia meridionale se l’avessero conquistata (secondo un diritto alquanto dubbio il papato aveva delle pretese sulla Sicilia perché sosteneva che la stessa Sicilia venne regalata prima da Costantino e poi dai re carolingi al Papa stesso) . In i normanni avrebbero disconosciuto l’autorità religiosa di Costantinopoli .

 

I normanni accettarono le condizioni del Papa solo sul suolo della Puglia, in Sicilia non ne accettarono le condizioni. La conquista della Sicilia fu dovuta soprattutto a Ruggero di Altavilla che dopo la Calabria passò a Messina cono pochi cavalieri per poi occupare tutta la parte nord-orientale. Nè il papato nè le repubbliche marinare di Genova e di Pisa  dettero aiuto a Ruggero per la lotta contro l’Islam che al quel tempo era parecchio indebolito in Sicilia. Ruggero fece di Troina la sua sede principale e fondò un vescovato, e poi passo alla presa di Palermo. I normanni però dovevano ingraziarsi gli arabi specie perché parecchi soldati arabi ingrossavano le fila dell’esercito normanno: a molti arabi infatti fu concesso di conservare i beni e la terra e a volte persino i castelli. Pian piano caddero altre città come Castrogiovanni e poi Noto nel 1091.

 

L’arrivo dei normanni trasformò l’isola in modo fondamentale. D’ora in poi sarebbe stata romana nella religione, essenzialmente latina nel gruppo linguistico ed europea occidentale nella cultura. Ma il cambiamento avvenne gradualmente perché gli invasori non erano abbastanza forti da imporre il proprio modo di vivere e per un certo periodo domino l’influenza della cristianità greca. Quando arrivarono i normanni la popolazione in Sicilia c’erano: greci, arabi, ebrei, latini che inglobavano gli stessi normanni, i franchi e i lombardi. I normanni avevano imposto la loro efficienza su una cultura ed un sistema amministrativo superiore dell’isola insieme a una programmazione fino ad allora mai avuto in Sicilia.

 

Fu mantenuta la divisione delle terre fatta dagli arabi, i loro uffici per amministrarle dette diwan e vennero coniate monete con iscrizione cufiche. Il primo governatore normanno di Palermo e anche dopo il primo ministro della Corona assunsero il titolo saraceno di emiro. I normanni furono molti cruenti nella conquista della Sicilia ma poi iniziarono una forte politica di riconciliazione. E’ la mescolanza di diverse tradizioni, araba e nord-europea, romana e greca che rende il periodo normanno così pittoresco. Così partendo con queste premesse il conte Ruggero si trasformò da semplice avventuriero senza terra in uno dei sovrani di maggiori successo del mondo, sicché la Sicilia per un secolo fu prospera e potente come lo era stata al tempo dei greci. Ruggero proveniva dall’Europa del Nord, dove i rapporti feudali si stavano sviluppando come legame sociale e come strumento di governo; ma nell’Italia del sud egli aveva imparato a fondere i rapporti aristocratici feudali con il concetto orientale secondo il quale un capo non è il primo tra eguali, non è eletto dal popolo, ma è sovrano e persino divino. Accanto ai titoli nordici di giustiziere e siniscalco, troviamo perciò quelli orientali di catapano,  logoteta e stratego; accanto al visconte c’erano il baiulo, il cadì e l’emiro degli emiri.

 

Il governo di Ruggero fu anche condizionato dalla cultura bizantina. E Ruggero comunque viveva a Mileto in Calabria. Il cerimoniale di corte e il protocollo erano presi da Bisanzio e anche molte formule usate nella sua cancelleria. La maggior parte dei funzionari di corte non erano dell’isola ma provenivano da altre parti: normanni stessi, francesi transalpini, italiani e lombardi del continente. Tra il 1090 e il 1250 ci fu una imponente colonia di origine lombarda,francese e ligure e ciò contribuì alla latinizzazione della lingua nonostante la presenza forte dell’arabo.

 

Sotto Ruggero fu forte il fenomeno del feudalesimo che serviva al conte normanno per ricompensare dei servigi militari e gli stessi feudatari avrebbero poi avuto peso nell’amministrazione locale. La feudalizzazione però non avvenne in modo così completo nel Nord dell’Europa e non era di tipo ereditario e si crearono solo due grandi contee a Siracusa e Paternò e Butera ma famiglie non molto grandi. Il feudalesimo fu un rafforzamento dell’autorità del sovrano, e Ruggero nel concedere la terra conservava specificamente le sue prerogative regali e si riservava la giurisdizione penale nei casi più importanti. Le baronie erano creazione di Ruggero e lui era il sovrano feudale  dei feudi concessi in cambio di fedeltà e di servigi che potevano essere confiscati in caso di mancanze. I feudi tornavano alla Corona se mancava un erede diretto e un balivo reale li amministrava durante la minore età di un vassallo.

 

Ruggero trattò la religione in Sicilia secondo i suoi scopi politici. Egli appoggiò più i greci ortodossi in Sicilia ma non si inimicava cristiani di Roma concedendo alcuni favori alla cristianità latina. In Sicilia la Chiesa rimase parte delle prerogative regie in un periodo quale quello delle investiture che vedeva la stessa Chiesa ripudiare ogni interferenza del potere civile nella scelta dei vescovi.

 

Ruggero non restituì mai alla Chiesa romana l’ingente patrimonio siciliano che era stato confiscato da Bisanzio, e fece aderire le sue nuove diocesi a Roma e non a Costantinopoli. Ruggero ottenne da Urbano II la legatio apostolica in Sicilia e in Calabria e ciò significava che Ruggero aveva la stessa autorità ecclesiastica di un imperatore di Oriente. E le discussioni ecclesiastiche più importanti potevano essere discusse davanti il suo tribunale senza alcun appello a Roma. Ruggero portava l’anello e il bastone pastorale e la dalmatica. Ruggero aveva potere sia civile che religioso e ciò gli conferì un grandissimo potere. Ruggero pubblicò un registro dove erano segnalati una descrizione delle terre e il numero dei servi e dei fabbricati posseduti da ciascuno. Ruggero possedeva enormi ricchezze e ricavava parecchi soldi dai dazi sul grano siciliano.

 

Non si ma molto delle regioni montane di questo periodo perché tutte le città della Sicilia araba e normanna si svilupparono lungo la costa a parte Castrogiovanni. Durante il regno normanno ci furono comunque molte carestie, spopolamenti dovuti alle guerre e verso il 1000 erano rari il fiorire di nuovi borghi o villaggi.

 

I Normanni in Sicilia

 

Prima di morire Ruggero gestì diplomaticamente i suoi rapporti con la Chiesa e pacificò la Sicilia ma al suo regno mancava stabilità. Ruggero era stato un re nomade come i suoi avi vichinghe passò il suo tempo viaggiando da un posto a un altro con un tesoro mobile. Volle essere cremato a Mileto.


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