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Il Regnum di Ruggero II

Ruggero II

Alla morte di Ruggero I ci fu un periodo in cui governò la sua terza moglie di nome Adelaide che proveniva dall’Italia del Nord, la quale favorì l’immigrazione di alcuni lombardi nella parte sud orientale dell’isola.

Grazie ad Adelaide Palermo diventò capitale del regno e si stava preparando a diventare una delle città più splendide dell’Europa. Adelaide appoggiò sia la Chiesa greca che quella latina perché sperava di contrastare in questo modo il potere dei baroni locali. Adelaide passò presto in matrimonio a Baldovino, re di Gerusalemme, su insistenza probabilmente delle mire espansionistiche a oriente del figlio. Il matrimonio durò pochissimo, Baldovino ripudiò la sposa di cui pare abbia solo apprezzato la ricca dote. Adelaide tornò in Sicilia e si ritirò nella cittadina di Patti dove morì il 16 aprile dell’anno seguente. Le spoglie di Adelasia vennero tumulate nella cattedrale di Patti, dove ancora oggi si ammira la tomba in stile rinascimentale

Alla morte di Adelaide subentrò il figlio Ruggerro II che nel 1130 venne fatto rex Siciliae et Italiae visto che aveva anche ereditato la Puglia. Egli conquisto alcuni stati pontifici. Fu uno dei sovrani più autorevoli del Medioevo, sfidò papi e imperatori e conquistò anche il Nord Africa e aspirò a Costantinopoli.

Ruggero II si dice fosse un re alto, paziente, severo, intelligente e molto attivo. Il suo regno era diverso rispetto ad altri del Nord Europa: nella sua corte si respirava aria cosmopolita e lui conosceva l’arabo e come lingua di rappresentanza usava il greco e greci erano i suoi maestri, i suoi eunuchi musulmani. Ruggero II aveva molti interessi intellettuali e scientifici e la sua corte era una delle più sfarzose di allora, probabilmente ciò insieme alla costruzione di imponenti edifici (Cattedrale di Cefalù, San Giovanni degli Eremiti e la Cappella Palatina) si deve a una precisa volontà del re di fare propaganda alla sua  monarchia semi divina.

Cattedrale di Cefalù

San Giovanni degli Eremiti 

Cappella Palatina

Ruggero II venne incoronato re di Sicilia nel 1130 nella ex moschea ora cattedrale di Palermo. si dice che l’incoronazione ebbe luogo nel lusso più totale e che lo stesso re convocò un’assemblea di ecclesiastici, nobili e popolo che acclamò il suo volere. La sovranità per diritto di conquista fu così ratificata da un gruppo di elettori.

Giorgio di Antiochia fu il primo ministro del nuovo regno e Ruggero II era dipinto come un basileus orientale, con il manto imperiale, con la stele di legato apostolico, con la corona greca e riceve direttamente da Cristo la stessa corona.

Ruggerro II aveva anche potestà legislativa e anche se lasciò come per volere del padre che ogni gruppo etnico isolano venisse giudicato dalle proprie leggi, aveva comunque redatto un codice di leggi che avevano una base romana. Non si sa quanto di  vero ci fosse  in  questa indulgenza giuridica cioè è difficile dire se si trattava più di una propaganda terrena e non di una politica pratica.

Con Ruggerro II si rafforzò il feudalesimo in Sicilia. Il re applicava il diritto della lesa maestà, cioè piena osservanza al sovrano. Il feudo era concesso come delega, in cambio dei servigi militari, ma poteva essere revocato in caso di mal comportamento e se il possessore era in tenera età veniva nominato un balivo del re.

Si parla spesso del Parlamento siciliano fatto da Ruggero II: probabilmente esisteva ma dubbia è la sua funzione pratica nella vita del regno. Probabilmente veniva a riunirsi ogni anno e fatto da baroni e altri del popolo, serviva solo a fare sentire la voce del re che da lì poi poteva essere ricordata ovunque nel regno.

Ruggero II era molto abile nel fare politica. Si era fatto eleggere re in Sicilia in un momento in cui c’era disordine nel Papato e quando poi salì al trono di Pietro Innocenzo III che cercò di ostacolarlo, venne fermato e il re ottenne ciò che voleva, cioè la legatio pontificia. Sebbene il Papà potesse revocarla, non gli conveniva molto visto che la maggior parte degli introiti ecclesiastici provenivano proprio dalla corte. A questo punto serve ricordare un libro importante scritto dall’archimandrita basiliano Nelios Doxopatres: un attacco regolare alla supremazia di Roma, in cui si affermava che la posizione del Papa non era superiore a quella degli altri patriarchi e che la Sicilia e l’Italia del Sud avrebbero dovuto essere fedeli alla Chiesa di Costantinopoli.

Da un punto di vista economico Ruggero II fece coniare per la prima volta il ducato e diede impulso in Sicilia alla pesca del corallo, alla lavorazione della seta e dell’oro e alla produzione del grano. La corte di Ruggero II era centro di scienza. Lo stesso re era interessato all’astronomia, all’astrologia, e fece creare  una clessidra ad acqua da un musulmano. Ai sui tempi furono fatti tradurre opere di Platone e Tolomeo. Di grandi capolavori la Sicilia arabo normanna lasciò il Libro di Re Ruggero, un atlante geografico fatto da al-Idrisi che veniva continuamente aggiornato dal re.

Da un punto di vista letterario: alla corte di Ruggero II si diffusero le storie dei paladini di Carlo Magno e il ciclo bretone che seppure scomparve sopravvisse in qualche forma nelle  cultura isolana secoli più tardi. Per quanto riguarda la lingua: il francese-normanno che ebbe con i loro avi fortuna in Inghilterra, non attecchì in come forma scritta o parlata in Sicilia, ma servì da base per una produzione letteraria siciliana drammatica in volgare.


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