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La Sicilia secondo Denis Mack Smith

Denis Mack Smith Sicily

La Sicilia secondo Denis Mack Smith
Quest’ isola del Mediterraneo era stata dominata da vari conquistatori e in diverse occasioni era stata separata dall’Europa e congiunta al Nord Africa e quando nel corso del tempo c’erano state tutte le prerogative perché la Sicilia potesse avere un ruolo di primo piano nel Mediterraneo sarebbero seguite altre guerre e devastazioni.
La storia della Sicilia è sempre stata condizionata dalla sua posizione geografica: collegata all’Africa e al Levante e all’Europa a volte appariva come il centro del mondo civile, altre volte ancora una colonia lontana difficile da gestire ma sempre da sfruttare.
I fenici erano giunti per fondare dei centri commerciali, i vandali e goti per saccheggiare le ricchezze accumulatesi nel corso dell’antichità, Papi e imperatori vennero a cercarvi tributi e cereali prodotti da questo antico granaio dell’Antica Roma. La Sicilia fu il campo di battaglia dove gli Asburgo combatterono contro i Valois, gli Hohenstaufen contro gli Altavilla e Roma contro Cartagine.
Fino a quando la strada maestra tra Oriente e Occidente passò per lo stretto di Messina, l’essere padroni della Sicilia aveva il suo valore politico e strategico. L’isola era una base perfetta per attaccare l’Italia continentale , proprio come lo sarebbe stato per l’Inghilterra con la sua flotta britannica contro Napoleone e per Mussolini nel suo tentativo di separare in due il Mediterraneo. Era un rifugio per pirati e contrabbandieri per i loro affari perché era considerata un importante nodo di tutte le vie commerciali e servi anche come trampolino per la conquista di Tripoli e Tunisi.
In nessuno dei conflitti europei la Sicilia poté mantenersi neutrale così come fu facilmente conquistata da diverse correnti artistiche o intellettuali affermatesi altrove nel Mediterraneo. Uno dei risultati fu il crearsi di un’esotica confusione di culture e popoli, proprio ciò che conferisce fascino alla storia della Sicilia. Molti popoli avrebbero lasciato la loro impronta nell’architettura locale, nei metodi agricoli, nelle tradizioni e nei dialetti popolari e anche nel paesaggio. Ciò nonostante, come per un compenso a questi benefici, un paese, un tempo ricco, fu economicamente impoverito. La campagna siciliana era un tempo famosa per la sua fertilità, e Siracusa e Palermo furono tra le più ricche e grandi città al mondo; ma gli invasori stranieri spesso calarono come predoni su queste ricchezze comportandosi più spesso come colonialisti che come colonizzatori; e tutte le successive invasioni recarono grandi danni alla Sicilia. Questi sono alcuni temi ricorrenti nella storia siciliana. Da un lato abbiamo una serie di popoli invasori che si sono sovrapposti a questa società , strato su strato; dall’altro c’è la stessa società sottostante , la popolazione soggetta.
Chi erano i siciliani? E in che modo essi reagirono ai vari invasori? Di ogni regime ci sono pervenute molte più testimonianze dei dominatori che dei dominati e perciò le opere e le idee della popolazione locale sono spesso difficili da conoscere. A causa dell’avvicendarsi di diverse dominazione straniere forse potrebbe anche risultare difficile trovare un modo per parlare del concetto di “nazione” in Sicilia, dove gli stessi siciliani non hanno mai esitato a combattersi tra di loro nel tentativo di ricavare benefici dal dominatore straniero, cosa che fu ancora cosa più grave della stessa oppressione straniera stessa. Gli arabi in Sicilia combatterono gli uni contro gli altri, e poi li ritroviamo nel XII secolo combattere contro i loro concittadini lombardi, così come i catalani lottarono contro i latini nel XIV secolo. Così come Palermo si contendeva il trono con Messina e poi una delle due chiamava in loro soccorso una potenza straniera che finiva poi per essere il tertius gaudens.
La gente comune che costituiva la popolazione della Sicilia mutevole, difficile, difficile da identificare, risulta al pari dei dominatori stranieri un interessante materiale da studiare. L’interno della Sicilia pare abbia conservato un proprio regolamento interno senza obbedire a nessun governatore straniero. Solo quando ha tentato di imporre questo anche alle città costiere l’interno dell’Isola rientrò nella documentazione ufficiale. I Vespri Siciliani del 1282 non sono che una delle molte rivolte popolari che dimostrano come esistesse un sostrato molto forte di forze poderose di cui il governo centrale aveva ben poca nozione. E la lunga storia del brigantaggio ce ne da conferma.
Che si accetti o meno l’esistenza di una nazione siciliana è una questione di terminologia. Ciò che è difficile negare è la presenza di quell’atteggiamento dello spirito che Lampedusa chiama “una terrificante insularità d’animo”. Gran parte del meglio e del peggio della storia siciliana proviene da questa insularità che non è senza rapporti con l’impoverimento materiale dell’isola stessa nei tempi moderni.

 

Dal 1860 in poi la Sicilia è andata a degradare man mano che strade e ferrovie la collegavano all’Italia e al resto d’Europa. La concessione dell’autonomia regionale nel 1946, ha ancora più accelerato questo processo per il semplice fatto che è divenuto molto più difficile,dopo,scaricare la colpa dell’arretratezza economica su un capro espiatorio esterno. Costretti ad affidarsi alle proprie risorse, seppure con un notevole supporto di aiuti da parte del resto dell’Italia, i siciliani nei venticinque anni successivi al 1946 avrebbero fatto di più per migliorare la loro società che in qualsiasi altro periodo dall’epoca dei tiranni greci. Si delineava finalmente la possibilità che la secolare dipendenza della Sicilia volgesse ormai al suo termine.


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