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La Civiltà araba in Sicilia

Gli Arabi in Sicilia

Quando l’Impero Romano si sgretolò per l’urto delle invasioni barbariche la Sicilia attraversò un secolo di disordini e poi fini nelle mani di Giustiniano e degli imperatori d’Oriente a Costantinopoli.

Siracusa diventò l’avamposto di Bisanzio in Occidente e in Sicilia continuava comunque a parlarsi il latino; però per tre secoli dopo il 535 il greco rimase la lingua ufficiale del governo  nell’isola e la Chiesa adottò i riti greci e l’ubbidienza al patriarca di Costantinopoli. Bisanzio cedette il posto di una grande influenza nel Mediterraneo all’Islam.

Gli Arabi con la loro cavalleria veloce travolsero bene presto le guarnigioni greche e le tribù berbere nel Nord Africa. Nel 643 dopo la morte di Maometto avevano raggiunto Tripoli; nel 652 sbarcarono in Sicilia. Avevano conquistato Cartagine e impiantarono basi navali e portuali a Tunisi da dove ripartire per l’Europa.

In larga scala la Sicilia fu occupata dagli arabi a partire dal 800 e ciò significo una terribile sfida all’Europa cristiana. Gli invasori oltre agli arabi comprendevano berberi della Tunisia, spagnoli, forse anche sudanesi e musulmani. Il loro primo obiettivo era quello di conquistare ricchezze e saccheggiare le chiese.

Sbarcarono a Marsala per poi dirigersi verso Siracusa e nll’830 occuparono Palermo e nell’835 Pantelleria. L’impero d’Oriente era troppo impegnato su altri fronti per soccorrere la Sicilia dall’invasione degli arabi e quello d’Occidente e il Papa avevano entrambi molto più interessi a combattere altri cristiani che appoggiare la cristianità greca contro l’Islam.

Gli arabi   con l’occupazione di Messina e dello stretto avevano impedito a Bisanzio di potere controllare il loro avanzare nel resto dell’isola, che venne occupata definitivamente in venti anni. Poco dopo fu presa Malta. I saraceni erano rispetto ai bizantini più vicini alle loro basi di origine, avevano maggiore esperienza nella guerra ed erano più devoti nella loro causa . Avevano delle navi lancia fuoco, avevano una tecnica di guerra efficiente, erano assetati di terre,e a tutte le città che si arrendevano concedevano il libero culto della loro religione; ma dove trovavano resistenza in genere gli uomini venivano uccisi e le donne e i ragazzi più belli inviati al califfo o venduti come schiavi.

Siracusa fu distrutta nell’878 , dopo essere stata per mille e cinquecento anni la città principale della Sicilia, Taormina venne incendiata e distrutta e così altre città. Al momento di dividersi il bottino delle terre ci fu un disaccordo tra gli stessi arabi. In buona sostanza pare che a quei tempi si preferì la dominazione araba a quella bizantina che premeva la Sicilia con forti tassazioni.

Durante il dominio arabo in Sicilia le istituzioni locali furono in larga misura mantenute e molte chiese vennero trasformate in moschee e in ogni caso i cristiani continuarono a vivere secondo le loro leggi e con le stesse garanzie personali sulla proprietà di cui godevano i musulmani.

Naturalmente una popolazione soggetta soffriva di alcuni svantaggi sotto il governo degli arabi. E sul modo di rispettare le regole ci sarebbe da discutere. Gli ebrei e i cristiani si dovevano fare riconoscere dal modo di vestire, potevano riparare chiese e sinagoghe ma non potevano costruirne di nuove. Potevano praticare la loro religione ma non potevamo fare suonare le campane della chiesa o portare la croce in processione, né si poteva leggere un passo della Bibbia davanti un musulmano. Non si poteva bere vino e si doveva dare precedenza a un musulmano se incontrato nella pubblica strada . I cristiani non potevano portare armi, costruire case grandi come quelle dei musulmani o andare a cavallo. Le donne cristiane non avevano accesso ai bagni pubblici se c’erano prima quelle musulmane.

Non ci fu comunque una persecuzione religiosa né il clero cristiano oppose una ribellione contro gli arabi, molti emigrano in Calabria per carestia. Quello che conciliò l’isola agli arabi fu l’ottima politica economica che questi operarono nell’isola. Gli arabi tassavano meno in Sicilia rispetto a Bisanzio, ma forse il punto è che le tasse erano ripartite in modo migliore; trattavano meglio gli schiavi e l’isola con loro  era stata posta al centro dei traffici commerciali degli arabi che si estendevano dalla Spagna alla Siria.

Si dice che Palermo fosse una città più piena di moschee più di Cordoba. Gli arabi erano anche grandi esperti nell’arte dell’irrigazione anche se nella forma rudimentale di una ruota mossa da un torrente o da un mulo: portarono con sé dalla Persia alcune tecniche idrauliche ed ereditarono gli effetti delle loro osservazioni sulle opere idrauliche romane costruite in Nord Africa.

In Sicilia piantarono limoni e aranci amari, insegnarono a coltivare la canna da zucchero. Essi  introdussero: i primi semi di cotone, gelsi, bachi da seta , datteri , sommacco per conciare e tingere, pistacchio, pinoli,meloni e ciò trasformò l’economia siciliana del tempo. Esisteva anche una fiorente industria della pesca e da allora venne adottata una tecnica speciale per la pesca del tonno ancora in uso oggi.

Una conseguenza negativa della conquista araba a livello paesaggistico si dice fosse la scomparsa delle zone boschive in Sicilia. Per il processo di dissodamento della terra gli arabi dovettero procedere al disboscamento di alcune zone della Sicilia, e spesso lo facevano anche per recuperare legna per la costruzione delle loro navi.

Michele Amari, storico degli arabi in Sicilia, ritiene che essi distribuissero le terre in piccole proprietà, ma questo non vuol dire che con loro non si può parlare di feudalesimo: una nobiltà terriera esisteva e aveva vasti possedimenti, tuttavia la legge di successione musulmana incoraggiava la suddivisione della proprietà tra i figli minori.

In seguito a lotte interne tra gli arabi , per la supremazia del loro potere legata alla lotta tra le famiglie più importanti (gli Aghlabidi,i Fatimidi, etc), ci fu  un indebolimento del loro potere in Sicilia da un punto di vista politico a cui seguì anche un periodo di crisi economica e sociale nell’isola.

Gli arabi in Sicilia erano destinati a durare poco a causa di queste lotte interne tra famiglie potenti degli arabi e ciò aveva favorito nel 1030 l’avanzamento del generale Bizantino Giorgio Maniace per ridare a Bisanzio la Sicilia.

Maniace  possedeva un esercito fatto di mercenari provenienti da diversi parti tra cui circa duecento normanni  e tra questi c’era anche Harald Hardrada , eroe delle saghe scandinave, lo stesso che più tardi invase l’Inghilterra. Sena dubbio questi primi normanni osservarono le ricchezze della Sicilia e le diffusero in patria, dove c’era sete di terre nuove e opulente da occupare. Maniace non ebbe grosso successo in Sicilia: Bisanzio, Costantinopoli, l’Islam e il Cairo dovettero cedere il posto per il dominio nel Mediterraneo alle forse di Pisa e Genova , le repubbliche marinare che ben presto sfaldarono la presenza musulmana nel Mediterraneo.

La Sicilia stava entrando in una nuova fase della lotta tra l’Islam e la Cristianità, una fase in cui c’era anche un conflitto secondario tra l’ellenismo bizantino e il cattolicesimo latino. Quando Ruggero il Normanno sbarcò in Sicilia nel 1060 poteva approfittare di questo sistema e fu importante per sconfiggere definitivamente la presenza musulmana in Sicilia.

La dominazione araba durò due secoli e per un altro secolo loro occuparono posizioni rilevanti a Palermo sotto sovrani cristiani. Essi portarono con sé religione e leggi, letteratura, arte e scienza e resero partecipe la Sicilia di una splendida civiltà africana e ne fecero il punto d’incontro  tra le culture arabe, latina e dell’Europa orientale. Dal Nord Africa, dalla Spagna e dal Levante giunsero in Sicilia come un tempo come i Greci non solo per conquistare: giunsero in numero maggiore nell’isola come mai nessun altro invasore. Si dice che si arrivasse a circa mezzo milione di coloni musulmani. Si stabilirono per lo più nelle provincie occidentali e sud-orientali e ci fu una conversione di molta parte della popolazione dell’isola all’Islam.

Non rimangono molte testimonianze della dominazione araba in Sicilia sia di registri che di opere a causa delle successive guerre e distruzioni. Qualche opera in poesia si è conservata in Spagna e a Damasco ma è difficile segnalare o parlare di una particolare figura di gran prestigio della cultura arabo-siciliana prima dell’avvento dei normanni. Ci sono testimonianze scritte sulla dominazione araba di cronisti africani prima del 1060 e Michele Amari fa le sue ricostruzioni su fonti più tardive per cui risulta difficile avere un quadro chiaro di ciò che accadde. Il sistema giuridico arabo ha lasciato poche tracce, poiché le comunità soggette erano autorizzate e conservare le proprie leggi. I cronisti cristiani erano ignoranti e pieni di pregiudizi nei confronti di questo periodo e sottovalutarono o trascurarono di registrarne le relazioni. Perciò le notizie sugli arabi in Sicilia sono quelle trasmesseci dalla successiva civiltà arabo-normanna. I normanni dipesero in larga misura dall’abilità artigianale degli arabi e dalle loro tradizioni di governo e questo riconoscimento del passato è una prova del suo valore.

Come lingua di governo l’arabo si mostrò molto resistente e durò per oltre un secolo dopo la conquista normanna. Non ci sono molte testimonianze su quali dialetti venissero parlati, ma ci sono molti residui della lingua araba nel dialetto siciliano come nella toponomastica siciliana (Gibel e Calta per esempio).

Bisogna aspettare i normanni perché la Sicilia venisse riportata nell’orbita dell’Europa.

 


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