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Literary Awards Giuseppe Tomasi di Lampedusa Santa Margherita Belice 2012

I went to Santa Margherita Belice-Sicily on the 9th of August to experience the Literary Awards Giuseppe Tomasi di Lampedusa 2012.

Special Thanks go to Betty Scaglione who gave me the possibility to do it and to breath the atmosphere of the Ancient Sicilian Aristocratic Family through her family jewelry reproduction that were exposed  inside the Filangeri Cutò Palace where the literary exibition took place.

Enjoy my short presentation about the Literary Awards Giuseppe Tomasi di Lampedusa Santa Margherita Belice 2012.

 

Israeli author Amos Oz has been awarded Italy’s Giuseppe Tomasi di Lampedusa literary prize for his book ” The Hill of Evil Counsel” (1976), which was recently translated into Italian.

The panel of judges found Oz’s prose full of great passion for civil activism and a unique literary style which include peaceful ideals.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa (December 23, 1896 – July 23, 1957) was a Sicilian writer, author of works such as “The Leopard” which was reprinted in Hebrew in 2009 (Am Oved). His son Gioacchino Lanza Tomasi was one of the judges.

This is the ninth year that the 10,000 euro prize is awarded. Previous winners include A.B. Yehoshua, Tahar Ben Jelloun, Kazuo Ishiguro and Claudio Magris. The award ceremony will be in early August.

It was a fantastic exibition thanks even to the partecipation of Luca Zingaretti who read an important tale of Giuseppe Tomasi di Lampedusa  called “The Professor and the Siren”. This is the last complete work by the Sicilian writer.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa   wrote “The Professor and the Siren” a few month before his death, upon his return from a trip to Augusta, the Sicilian summer place of the story’s fantastic narrative. 

Improve your Italian reading a short summary and watching an unforgettable performance by Luca Zingaretti  in “Lighea” here below.

Racconto “Lighea” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Nel tardo autunno del 1938 due uomini si incontrano in una Torino a entrambi estranea.

Paolo Corbèra è nato a Palermo, giovane laureato in Giurisprudenza, lavora come redattore de “La Stampa”. Rosario La Ciura è nato ad Aci Castello, ha settantacinque anni, ed oltre ad essere senatore, è il più illustre ellenista del tempo, autore di una stimata opera di alta erudizione e di viva poesia. Il primo risiede in un modesto alloggio di via Peyron e, deluso da avventure amorose di poco valore, si trova “in piena crisi di misantropia”. Il secondo vive in “un vecchio palazzo malandato” di via Bertola ed è “infagottato in un cappotto vecchio con colletto di un astrakan spelacchiato”, legge senza tregua riviste straniere, fuma sigari toscani e sputa spesso.

I due sconosciuti si incontrano in un caffé di via Po (“una specie di Ade” o “un adattissimo Limbo”) e, a poco a poco, entrano in una garbata e cordiale confidenza. Tra riflessioni erudite, dialoghi sagaci, battute cinicamente ironiche, i due trascorrono il tempo conversando di letteratura, di antichità, di vecchie e nuove abitudini di vita. In un immaginario viaggio, geografico e temporale tra il Nord e il Sud, emerge un mondo costruito sulla passione e l’estasi.

Alle iniziali avventure del giovane con “sgualdrinelle ammalate e squallide (…), di un’eleganza fatta di cianfrusaglie e di moinette apprese al cinema, a pesca di bigliettucci di banca untuosi nelle tasche dell’amante” si sostituisce, in modo tanto sinuoso quanto dirompente, l’amore del vecchio per una creatura dal sorriso che esprime “bestiale gioia di esistere, una quasi divina letizia”, dal “profumo mai sentito, un odore magico di mare”, dalla voce che pare un canto.

Nonostante Giuseppe Tomasi di Lampedusa sia noto soprattutto per Il Gattopardo, se si osserva la pur modesta opera letteraria dell’autore, non si può far a meno di annoverare tra i suoi capolavori anche quel piccolo gioiello che è Lighea. Pubblicato postumo nel 1961 per i tipi di Feltrinelli, questo racconto affascina sotto innumerevoli aspetti. Colpiscono le raffinate scelte semantiche che spaziano dall’italiano forbito al dialetto popolano, la precisa e attenta costruzione della sintassi, le scrupolose descrizioni di luoghi, personaggi, eventi, ma soprattutto sensazioni.

Dalle pagine del racconto ambientato nella fredda Torino emerge con vigore la calda Sicilia: l’odore della salsedine, il sapore dei ricci di mare, il profumo di rosmarino sui Nèbrodi, il gusto del miele di Melilli, le raffiche di profumo degli agrumeti, “l’incanto di Castellammare, quando le stelle si specchiano nel mare che dorme e lo spirito di chi è coricato riverso fra i lentischi si perde nel vortice del cielo mentre il corpo, teso e all’erta,teme l’avvicinarsi dei demoni”.

Di tutte queste sensazioni si arricchisce lo spettacolo La Sirena, accompagnato dalle musiche del Maestro Germano Mazzocchetti, di cui Luca Zingaretti non è solo interprete ma anche curatore della regia e dell’adattamento drammaturgico, trova spazio, in un percorso tra la carnalità del Presente e la spiritualità dell’Antichità, la ricchezza della poesia della terra siciliana su cui sembra palpitare quella melensa e liquorosa stasi del vivere che connota gran parte dei paesaggi e degli uomini.

Learn Italian and Buona Lettura & Visione.

Stefania.

 


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